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Camus Albert
di Luca Viglialoro

Albert Camus nasce il 7 novembre 1913 a Mondovì, nella provincia algerina di Costantina, da umilissimi genitori. Il padre Lucien morirà durante la prima battaglia della Marna, quindi Catherine Sintès, moglie di Lucien, sarà costretta a trasferire i figli a Belcourt, un popoloso quartiere di Algeri. In questa realtà proletaria e sottosviluppata Camus assorbirà Marx. Nel frattempo, dal ’18 al ’23 frequenta la scuola elementare, ed il maestro, Louis Germain, rimasto impressionato dalla sua intelligenza molto vivace, gli fa ottenere una borsa di studio al liceo di Algeri. In cambio, Camus gli dedicherà i Discorsi di Svezia.
Dopo una lieve forma tubercolare, dal ’30 al ’32 frequenta la classe di filosofia di Jean Grenier, del quale resterà amico per tutta la vita. Sono tempi di letture importanti: La condizione umana di Malraux, Il dolore di Andrè de Richaud e Proust. Scrive per la rivista “Sud”, in cui si dedica alla scrittura di alcuni saggi critici su Bergson e sulla musica, e contemporaneamente aderisce al movimento antifranchista di Barbusse e Roland, Rassemblement Amsterdam-Pleyel.

Nel ’33 sale Hitler al potere e Camus si sposa con Simone Hié, in condizioni economiche precarie. Nel ’34 aderisce al Partito Comunista, che lo destina alla propaganda tra gli arabi musulmani: è lì che diventerà amico di alcuni esponenti del movimento  nazionalista di Messali Hadji, l’ Etoile Nord.Africaine. Intorno al ’37 abbandona il Partito Comunista  a causa degli accordi tra il primo ministro francese Pierre Laval e Stalin (1935), che avrebbero modificato la posizione nei confronti degli arabi, attenuando l’ opposizione al colonialismo. E’ di questo anno la composizione dei testi de Il rovescio e il dritto. Sempre in quegli anni fonda il “Théâtre du Travail”, per cui scrive Rivolta nelle Asturie, pubblicato da Charlot.
Ha già ottenuto, nel ’36, il diploma di studi superiori in filosofia con una tesi su Metafisica cristiana e neoplatonismo, in cui esamina i rapporti tra cristianesimo ed ellenismo attraverso S.Agostino e Plotino. Legge Pascal, Kierkegaard, Epitteto e Gide. Rifiutato l’insegnamento per motivi di salute, dopo una collaborazione per Radio Algeri, il “Théâtre du Travail” diventa il “Théâtre de l’Equipe”. Le letture si intensificano: è la volta di Sorel, Nietzsche, Spengler. Mentre completa Caligola, lavora a due idee che si realizzeranno ne Lo straniero e Il mito di Sisifo. Pascal Pia lo invita a collaborare per l’ “Alger républicain”, nel quale, recensendo in maniera tutto sommato positiva La nausea, prende in anticipo le distanze da alcune idee di Sartre (di cui sarà comunque un buon amico fino alla rottura nel ’48), scrivendo: “ Constatare l’assurdità della vita non può essere un fine, ma soltanto un inizio”. Nel ’39 escono: l’inchiesta sulla situazione degli arabi Miseria della Cabilia, e Nozze. Fonda con Audisio e Roblès, la rivista “Rivages”, in cui propongono l’idea di una “cultura mediterranea”. Il clima ad Algeri si fa insostenibile, quindi si trasferisce a Parigi, dove entra nella redazione di “France Soir”; termina Lo straniero, ma si trasferisce a Lione perché la guerra dilaga, e sposa Francine Faure.

Nel ’41 torna in Algeria e va ad insegnare ad Orano. Termina Il mito di Sisifo e già progetta La peste: ispirato dalla lettura di Moby Dick di Melville, nei Carnets se ne possono trovare le prime tracce. Aumenta le sue letture: Sade, Tolstoj, Marco Aurelio, Larivey (del quale adatterà per il teatro Les Esprits), ed aderisce al movimento per la resistenza “Combat”. È di nuovo ammalato nel ’42 Camus, mentre continua la sua intensa attività alla Peste e avvia un sodalizio durevole con Francis Ponge, ma già la critica lo disegna come il ‘filosofo disperato della disperazione’ (Sergio Zoppi, Al festino di Esopo). Sempre per “Combat” va a Parigi per organizzare la resistenza, ospitato gentilmente da Gide. In questo periodo puntualizza di nuovo, in un incontro con Sartre, la sua netta distanza dagli esistenzialisti: “Sartre è un’esistenzialista, e il solo libro di pensiero che io abbia pubblicato, Il mito di Sisifo, è diretto contro gli esistenzialisti.” (Carnets). Nel ’45 prende le difese di Gide dalle accuse del giornale di impronta comunista di Aragon, “Les lettres françaises”, e viene rappresentato Caligola al teatro di Hébertot con un grande successo (anche se per qualcuno lo spettacolo è stato un “manuale dei disperati”). Pubblica le Osservazioni sulla rivolta (preludio a L’uomo in rivolta).
Il ’46 è un anno denso: diverse conferenze nelle università statunitensi, l’amicizia con René Char e le prime infiltrazioni sulla presenza di campi di concentramento nell’URSS. Rispetto a questo ultimo avvenimento Camus decide di prendere un atteggiamento critico incrollabile – e, con lui, Sartre, Malraux e, in maniera più tepida, Merleau Ponty. L’anno successivo il Partito Comunista francese abbandona il governo, per lasciare il posto al “Rassemblement du Peuple Français” di De Gaulle e la redazione di  “Combat” si divide: Aron, Ollivier e Pia con il Partito Gaullista; Tixier ripara in area socialista; Camus lascia la direzione del giornale a Claude Bourdet.

Nel ’48 ottiene la grazia per dei giovani partigiani greci comunisti, mentre nel ’51 esce L’uomo in rivolta, che scatenerà una quantità di polemiche enormi per il suo credo etico-filosofico, fondato sulla costruzione del soggetto libero nella sua forza di negazione, condotta in vista della riappropriazione del suo ruolo storico costitutivo, riassumibile nella frase:“Mi ribello, dunque sono!”. Merita, inoltre, menzione la reazione degli intellettuali marxisti all’opera filosofico-teorica e politica più importante di Camus: essi, infatti, secondo lo scrittore, sarebbero stati infedeli alla lezione marxista circa il dovere di concepire il proletariato come fine di una società aperta, e non come mezzo per un riassetto capitalistico. L’umanesimo edificato intorno alla solidarietà comporta la destituzione di ogni necessità storica della violenza, di ogni “mito” della storia (e, dunque, di ogni filosofia della storia), arrivando persino a considerare, per necessità, la rivoluzione stessa come atto per sé ingiustificato. In Sartre ,invece, la rivoluzione acquista un orizzonte di sacralità, e quindi non tarderà la “scomunica” da parte di “Les Temps Modernes”, che lo accuserà di passività e di lassismo, se non di connivenza, quando, in uno scritto a Rousset, azzarderà una identificazione dei fatti dell’URSS con i lager nazisti: “Non c’è ragione al mondo, storica o no, progressista o reazionaria, che possa farmi accettare l’esistenza dei campi di concentramento”.

Sono del ’52 le sue dimissioni dall’UNESCO, per protesta all’annessione della Spagna franchista e del ’53 Actuelles II (il primo volume era uscito nel ’50), la novella L’esilio e il regno e la messa in scena di Les Esprits di Larivey.  Nel frattempo il gruppo degli intellettuali francesi gli chiedono di schierarsi nella guerra franco-algerina, ma lui afferma la pari dignità nella convivenza con gli arabi. Di fronte a questa convinzione, il gruppo di “Les Temps Modernes” guidato da Simone de Beauvoir reagirà con attacchi sempre più frequenti, sentendo crescere nell’opinione pubblica l’idea dei francesi colonizzatori cattivi in opposizione agli algerini schiavizzati.
Dopo essere stato in prima linea nel ’56 per la rivolta ungherese, nel ’57 gli viene conferito il premio Nobel per la letteratura, da cui verranno i Discorsi di Svezia.
Il 4 gennaio 1960 rimane ucciso per un incidente stradale, nella macchina di Michel Gallimard. Saranno pubblicati postumi i Carnets (’62) e La morte felice(’71).

 

Opere complete

Théâtre, Récits, Nouvelles, Paris, Gallimard, Bibliothèque de la Pléiade, 1962
Essais, Paris, Gallimard, Bibliothèque de la Pléiade, 1965

Traduzioni in lingua italiana

Lo straniero, Milano, Bompiani,1947.
Il mito di Sisifo, Milano, Bompiani,1947.
Il malinteso, Milano, Bompiani,1947.
La peste, Milano, Bompiani,198.
L’uomo in rivolta, Milano, Bompiani,1957.
Il rovescio e il dritto. Nozze, L’estate- con il titolo Saggi letterari, Milano, Bompiani,1959.
Caligola , Milano, Bompiani,1960.
I giusti, Milano, Bompiani,1960.
Lo stato d’assedio, Milano, Bompiani,1960.
Lettere a un amico tedesco, Cronache 1944-1958, Discorsi di Svezia- con il titolo Ribellione e morte, Milano, Bompiani,1961.
La morte felice, Milano, Bompiani,1971.
Il rovescio e il dritto, Milano, Bompiani,1972.
La caduta, Milano, Bompiani,1980.
Il primo uomo, trad. di Ettore Capriolo, Milano, Bompiani,1994.
Metafisica cristiana e neoplatonismo, Milano,Mimesis, 2005.

PUBBLICATO IL : 14-05-2006

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