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Derrida Jacques
di Pietro Camarda

Jackie Elie Derrida (questo era il suo vero nome) nasce il 15 luglio 1930 ad El-Biar, nei pressi di Algeri, terzo di cinque figli di una famiglia di ebrei sefarditi. Sin dall’infanzia subisce, per questa sua appartenenza religiosa, le ingiustizie che erano in atto nei domini francesi d’oltremare, tra cui l’Algeria, da parte del governo francese di quegli anni (la petainizzazione, 1940, conseguenza del governo Pétain, consistente nell’oppressione ebrea da parte del governo).
Il giovane Derrida, quindi, aveva maturato un atteggiamento contrastante nei confronti del corso dominante degli eventi e di tutto ciò che costituiva sistema, tanto da darne la prima prova in una scolarità molto disordinata e discontinua (accompagnata da molti insuccessi), incentrata soltanto sulla passione per lo sport (calcio, gare podistiche) e per la letteratura. Tra il 1935-41 frequenta l’Écoles maternelle et primaire ad El-Biar, e proprio nel 1940-41 comincia a soffrire a scuola l’oppressione anti-razziale.
Nel 1941 entra al liceo di Ben Aknoun presso El-Biar, ma l’anno dopo nel giorno del rientro a scuola, il giovane Derrida viene espulso dal liceo, in seguito all’accanimento antisemita, ed è costretto ad iscriversi al liceo Emile-Maupas (scuola non autorizzata, gestita dagli insegnanti allontanati dai pubblici uffici). Solo tra il 1943-47 ritorna al liceo di Ben Aknoun, dopo una scolarità evidentemente disordinata e costellata da numerosi insuccessi.
Già in questi anni si delineano i suoi primi interessi di lettura, rappresentati da classici come: Rousseau, Gide, Nietzsche e Camus. Sono sempre di questi anni (1943-47) i primi diari, e l’esercizio continuo alla scrittura, nella speranza di diventare un giorno un professore di lettere, cosa che non gli fu possibile realizzare, dal momento che non aveva studiato greco, fondamentale per accedere a quel ramo di studi. Nel giugno del 1947 il primo insuccesso: il fallimento al diploma di scuola superiore (baccalauréat).
Fu costretto così ad iscriversi a filosofia (1948), presso il liceo Gauthier di Algeri, dove cominciò ad incrementare le sue letture, soprattutto di Sartre, Bergson, Kierkegaard e Heidegger, tutti filosofi che segneranno la sua personale riflessione fino alle opere più mature.
Solo nell’anno 1949-50 effettua il suo primo viaggio in Francia, a Marsiglia (a partire dal quale si farà chiamare Jacques), dove verrà a contatto con l’esistenzialismo e leggerà anche Simon Weil e Plotino, grazie a Etienne Borne, filosofo e giornalista francese che lo indirizzerà verso una lettura che sarà in netto contrasto con l’impostazione scolastica obbligatoria dell’epoca, rappresentata da professori del calibro di Sartre, Marcel e Merleau-Ponty. È di questi anni il suo primo internato al liceo Louis-Le-Grand e il suo primo insuccesso (seguito da altri tre) nel tentativo di entrare all’ENS (École Normale Supérieure) che avviene solo nel 1952.
Da quell’anno in poi comincia la carriera universitaria di Derrida. Si interessa alla presentazione della fenomenologia di Tran-Duc-Thao, pensatore di origine vietnamita, soprattutto al tentativo di questo di mediazione tra fenomenologia e materialismo dialettico. Da un professore di storia della filosofia, Martial Guéroult (storico della filosofia dall’impostazione sistematica, studioso di Cartesio, Spinoza, Kant, Maimon), attinge l’interesse per l’analisi formale dei testi che si esplica nel tentativo di ricostruirne l’articolazione interna; fino ad accostarsi anche alla costellazione di discipline come: strutturalismo, linguistica, ermeneutica. Ma soltanto con la fenomenologia comincerà il periodo di avvicinamento progressivo alla filosofia del suo tempo, fino a creare una fitta rete di amicizie, collaborazioni, seminari, lavori di conferenze che lo porteranno, infine, al suo primo lavoro, prodotto durante l’apprendistato accademico: la mémoire d’études superieures (“tesi di laurea”): Il problema della genesi nella filosofia di Husserl (1953-54, pubbl. 1990), frutto di un periodo di studio all’Archiv-Husserl di Lovanio, soprattutto dopo i consigli dei suoi maestri, Maurice de Gandillac (studioso della filosofia medievale) e Jean Hyppolite (uno dei più autorevoli interpreti di Hegel in Frnacia insieme a Wahl e Kojève).
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Nell’apprentissage derridiano confluiscono, in un’unica scena, opera e biografia, non lasciando ipotizzare un suo apprentissage senza cogliere gli incontri che ne hanno messo in movimento il pensare. Sono diverse le strade che Derrida intraprese, creando quella particolare formazione eclettica che, sa da un lato complicano ulteriormente la comprensione su di lui, dall’altro sono il segno della  chiara impossibilità di incasellarlo definitivamente in un determinato e statico quadro storico filosofico.
Il nodo fondamentale della sua formazione, come Derrida dice nell’avvertenza del 1990 de Il problema della genesi nella filosofia di Husserl, rimane il confronto con la fenomenologia che “fin nella sua formulazione letterale, non ha cessato, da allora, di guidare tutto quanto ho tentato di dimostrare” (tr. it. V. Costa). L’apprendistato fenomenologico si estenderà dal 1952 fino al 1967 ma proseguirà fino alle opere più mature, infatti Husserl in Francia era stato introdotto da pensatori del calibro di Sartre, Levinas, Ricoeur, Merleau-Ponty, da cui nasce un vero polo di studi fenomenologici a livello accademico, cui sarà difficile tanto da arrivare alla massima espressione con Foucault e Lyotard.
Dunque Husserl arriva in Francia come un melange tra fenomenologia, esistenzialismo (quest’ultimo versante rappresentato soprattutto da Beaufret e Marcel), e un’apertura alla psicologia, mostrato dalle tre opere in cui la fenomenologia appare come la novità assoluta in filosofia e che ne segnarono l’introduzione in Francia: L’essere e il nulla (1943) di Sartre, Fenomenologia della percezione (1945) di Merleau-Ponty, Scoprendo l’esistenza con Husserl e Heidegger (1949) di Levinas. Tra il 1952 e il 1953 Derrida entrando all’ENS, conosce Althusser (filosofo francese, di origine algerina, considerato uno dei protagonisti dello strutturalismo degli anni sessanta, assieme a Lévi-Staruss, Lacan, Foucault, che intraprese una rilettura sistematica e minuziosa di Marx) che presto diventerà suo amico e collega. Da questi gli viene suggerita un’attenzione particolare nei confronti delle origini materiali e sociali del sapere, dell’azione della struttura su quello che in termini marxiani si chiamava “sovrastruttura”.
Sono questi gli anni in cui Derrida viene a contatto con i cosiddetti “maestri del sospetto”: Nietzsche, Freud e Marx, a cui Derrida dedicherà una lettura attenta e particolarmente interessata.
Conosce e segue i corsi di Foucault e nel 1956-57 riceve l’agrégation, a cui presenzia Deleuze con il quale porterà avanti un’amicizia pluridecennale; vince una borsa di studio come “special auditor” all’Università di Harvard, a Cambridge (da questo momento si farà sempre più forte la presenza di Derrida, e del suo pensiero, negli U.S.A., tanto da dare vita ad ampi studi su di lui e a partire da lui che, prendendo spunto dal metodo decostruttivo, verranno applicati alla critica dei testi letterari. La conferenza che consacrerà Derrida negli U.S.A., sarà: “La struttura, il segno e il gioco nel discorso delle scienze umane”, tenuta nell’ottobre del 1966 al Colloquio internazionale dell’Università John Hopkins, Baltimora, su I linguaggi critici e le scienze dell’uomo, a cui interverranno Lacan, Barthes, Paul de Man, Hyppolite). Legge nel frattempo Joyce.
Nel 1957 sposa Margherite Aucouturier (psicanalista), dalla quale avrà due figli: Pierre e Jean.
Nello stesso anno presta servizio militare in piena guerra di Algeria, e lo fa insegnando alla scuola del campo militare di Koléa. Conosce Bourdieu ed assieme a lui condanna la politica coloniale francese. Sarà in seguito a questi anni che Derrida amerà parlare della sua Nostalgérie.
Nel 1959 tiene la sua prima conferenza (“Genesi e struttura” e la fenomenologia), comincia il primo corso di insegnamento al liceo du Mans, in hypokhâgne con Genette e  negli anni successivi insegna alla Sorbona, tenendo numerosi seminari soprattutto su Hegel, Husserl e Heidegger.
Tra il ’60 ed il ’64 insegna alla Sorbona, “filosofia generale e logica” e sarà assistente di Bachelard, Canguilhem, Ricoeur, Wahl. Terrà in questi anni la sua prima conferenza presso il Collége de philosophie su Foucault, e in sua presenza (Cogito e storia della follia). Contemporaneamente pubblica per la prima volta sulle riviste Critique e Tel Quel (attraverso le quali conoscerà e si confronterà con l’opera di Artaud). Vincerà il premio Jean Cavaillès (intitolato al filosofo, matematico e logico, anch’egli molto influente nella riflessione derridiana), premio di epistemologia moderna, con Il problema della genesi nella filosofia di Husserl.
Si dimetterà dal CNRS, per continuare ad insegnare all’ENS, invitato da Hyppolite e Althusser, dove rimarrà fino al 1984 con l’incarico di maitrê-assistant.
Un posto di rilievo su tutte le esperienze che compongono la formazione derridiana lo ha avuto il contatto con lo strutturalismo, di cui, come dice Deleuze, “il manifesto stesso dev’essere ricercato nella celebre formula, eminentemente poetica e teatrale: pensare, è emettere un colpo di dadi” (“Lo strutturalismo” 1976).
Il sistema appare, a Derrida, sfondato dal suo stesso interno, diventa lo spazio del prodursi di differenze, non cominciando mai a muoversi se non quando gli restituiamo l’altra metà. 
Legata al movimento strutturalista è una certa impostazione proposta dalla linguistica di quegli anni. La scuola linguistica strutturalista, nella lettura derridiana, strettamente filosofica, viene a riproporre la necessità della radicalità di due questioni: origine del linguaggio e origine della scrittura che si separano difficilmente.
L’anno più importante della vita di Derrida fu il 1967-68 nel corso del quale escono le prime opere di grande diffusione, “La scrittura e la differenza”, “La voce e il fenomeno” e “Della grammatologia”. Da questo momento in poi le sue conferenze gli assicurano una grande notorietà, ed elabora un percorso filosofico, originale e provocatorio, che si caratterizza come decostruzione della “metafisica della presenza”. Quest’ultima costituirebbe l’aspetto più evidente ed egemone della filosofia occidentale. Nel definire il suo approccio alla filosofia e al testo in generale, Derrida ha insistito nel mettere in guardia dal concepire la decostruzione semplicemente come un metodo d’interpretazione. La nozione di metodo, infatti, è stata elaborata nell’ambito di quella stessa filosofia che la decostruzione coinvolge e pertanto ne condivide i presupposti. La decostruzione non riguarda semplicemente l’approccio soggettivo alla materia d’indagine, poiché è ciò che accade alle “strutture” e alle istituzioni che nel complesso costituiscono una cultura; è la trasformazione di quelle stesse strutture e istituzioni. In questo senso si tratta di qualcosa che è “sempre già” incominciato nel momento in cui se ne può prendere atto, ecco perché la frase: “il n’y a pas de hors-texte”. Se si considera l’implicazione circolare dell’elemento oggettivo e di quello soggettivo in gioco in un simile approccio, le analogie della decostruzione con l'ermeneutica filosofica sono evidenti e attestate da un decennale dibattito tra Derrida e Gadamer, caratterizzato dalla difficoltà di individuare un terreno di discussione comune. Tuttavia non mancano da parte di Derrida riserve critiche e prese di distanza (1981) rispetto a quei principi che mantengono l’ermeneutica aderente alla metafisica della presenza e al cosiddetto “logocentrismo”.
Sorprendente è il carattere testuale dei suoi scritti, cioè la loro strutturazione e la loro “materialità”. Derrida stesso, riferendosi ai rapporti di reciproco rimando intercorrente tra i suoi testi, parla di “strana geometria” o di “labirinto” (cfr. “Posizioni”). Il loro carattere innovativo sfiora lo sperimentalismo in testi come “Envois” (in “La carte postale. De Socrate à Freud et au de là” 1980), il cui carattere epistolare è indissociabile dal “contenuto”, o “Tympan” (in “Margini della filosofia” 1972) e “Glas” (1974), la cui struttura interna non si presta ad una lettura tradizionale: essi si presentano infatti come un innesto di brani che generano un testo ibrido, “mostruoso”, al punto che non si sa più qual è il testo principale e quale il commento o la nota. Una tale strutturazione interna ha lo scopo di mettere in discussione quella “linearità del significante” che costituisce uno degli assiomi principali dello strutturalismo e che risulta strettamente connessa alla scrittura alfabetica e alla concezione occidentale del tempo come successione di istanti-presenti. Derrida è uno dei filosofi più attenti alle nuove forme di comunicazione multimediale, che coniugano cioè diversi mezzi espressivi e comunicativi (parola, immagine, accorgimenti tipografici) e che si svolgono su più livelli, inseparabili tra loro. Tale architettura testuale del decostruzionismo è un fatto fondamentale: esso, incrinando quella priorità dell’intelligibile sul sensibile che tradizionalmente si è espressa come secondarietà o addirittura inessenzialità dello scritturale e del materiale, vuole radicalizzare più che un certo voler-dire (senso, significato o contenuto), il come i testi funzionano e sono fatti. Così, a partire da Platone, cui dedica il testo “La farmacia di Platone” (1972), egli mette in luce la contraddizione insita negli stessi inizi del pensiero occidentale: da un lato vi si trova la condanna della scrittura, ma dall’altro lato si definisce il pensiero come una forma di scrittura nell’anima. Sono gli anni del ’68 e Derrida, durante gli avvenimenti del “Maggio” parigino, preferisce restare defilato, irritato per gli aspetti più ideologici del movimento. In questo stesso periodo, a Parigi, frequenta Blanchot e il poeta Paul Celan. Sempre di più la sua attività filosofica si svolge a livello internazionale, viaggiando e tenendo conferenze in tutto l'Occidente, fra l'Europa (ad es. in Germania, Svizzera, Repubblica Ceca) e gli Stati Uniti (il suo pensiero verrà studiato anche in Giappone), dove sempre più forte è la polemica con i filosofi analitici e in particolare con Searle. Nel 1974 crea il GREPh (Groupe de recherche sur l’einsegnement philosophique). Essendo stata approvata una legge che aboliva, in Francia, l'insegnamento della filosofia nelle scuole, Derrida convoca nel 1979 gli “Stati generali della filosofia”, ovvero 1200 studiosi della materia, in una manifestazione di protesta (è in questa occasione che accetta per la prima volta di essere fotografato in pubblico). Essendosi recato sul finire del 1981 a Praga per tenere un seminario organizzato da Charta ’77, viene arrestato per motivi politici con la falsa accusa di detenzione di stupefacenti. Solo l'intervento di Mitterand provocherà il suo rilascio. Si moltiplicano negli anni ’80 le critiche all’oscurità e all’ambiguità del suo pensiero, ad es. da parte di Jürgen Habermas e dei filosofi analitici; nel 1992 questi ultimi pubblicheranno una lettera sul Times di Londra, per accusare Derrida di non essere un vero filosofo ma solo uno scrittore, e contesteranno perciò l’assegnazione della laurea honoris causa a Cambridge, avvenuta quello stesso anno. Nel 1983 fonda il Collège International de Philosophie di Parigi. Negli ultimi anni il pensiero di Derrida si concentra maggiormente sui temi etici dell’amicizia, della morte, e sulle questioni politiche, in particolare riguardo l’attualità del problema del terrorismo e del medio oriente; nel 2003 viene insignito della laurea honoris causa a Gerusalemme. La sua morte avviene l'anno dopo, la notte tra l’8 e il 9 ottobre 2004, in un ospedale parigino, a causa di un tumore al pancreas già in corso da lungo tempo.

OPERE (non si intende fornire una bibliografia completa del filosofo, ma si vuole orientare ad una sua prima lettura nell’ordine di pubblicazione originale):

 

  • Derrida J., Introduction à Husserl, L’Origine de la geométrie,Presses Universitaires de France, Paris1962; tr. it. a cura di C. Di Martino, Introduzione a Husserl, L’Origine della geometria, Jaca Book, Milano 1987.
  • Derrida J., La voix et le phénomène. Introduction au problème du signe dans la phénoménologie de Husserl, Presses Universitaires de France, Paris1967; tr. it. a cura di G. Dalmasso, con una postfazione di V. Costa, La voce e il fenomeno. Introduzione al problema del segno nella fenomenologia di Husserl, Jaca Book, Milano 1968.

 

  • Derrida J., De la grammatologie, Les Éditions de Minuit, Paris 1967; tr. it. di V. Costa, a cura di G. Dalmasso, Della grammatologia, Jaca Book, Milano 1969.
  • Derrida J., L’écriture et la différence, Éditions du Seuil, Paris1967; tr. it. di G. Pozzi, con un’introduzione di G.Vattimo, La scrittura e la differenza, Einaudi, Torino 1971, (Éditions du Seuil, Paris1967).

 

  • Derrida J., La pharmacie de Platon, Éditions du Seuil, Paris1972; tr. it. di R. Balzarotti, con un saggio introduttivo di S. Petrosino, La farmacia di Platone, Jaca Book, Milano 1985.
  • Derrida J., La dissémination, Éditions du Seuil, Paris1972; tr. it. di S. Petrosino e M. Odorici, a cura di S. Petrosino, La disseminazione, Jaca Book, Milano 1989.

 

  • Derrida J., Marges – de la philosophie,Les Éditions de Minuit, Paris 1972; tr. it. a cura di M. Iofrida, Margini – della filosofia, Einaudi, Torino 1997.
  • Derrida J., Positions, Les Éditions de Minuit, Paris 1972; tr. it. di M. Chiappini e G. Sertoli, a cura di G. Sertoli, Posizioni. Scene, atti, figure della disseminazione, ombre corte, Verona 1999.

 

  • Derrida J., Glas, Éditions Galilée, Paris1974; tr. it. a cura di S. Facioni, testo francese a fronte, Glas. Che cosa resta del sapere assoluto?, Bompiani, Milano 2006.
  • Derrida J., Economimesis, Flammarion, Paris 1975; tr. it. a cura di F. Vitale,  Economimesis. Politiche del bello, Jaca Book, Milano 2005.

 

  • Derrida J., Le facteur de la vérité, Flammarion, Paris1975; tr. it. di F. Zambon, Il fattore della verità, Adelphi, Milano 1978.
  • Derrida J., La vérité en peinture, Flammarion, Paris1978; tr. it. di G. e D. Pozzi, La verità in pittura, Newton Compton, Roma 1981.

 

  • Derrida J., Éperons. Les styles de Nietzsche, Flammarion, Paris 1978; tr. it. G. Cacciavillani, a cura e con un saggio di S. Agosti, Sproni. Gli stili di Nietzsche, Adelphi, Milano 1991.
  • Derrida J., Envois, in La carte postale. De Socrate à Freud et au de là, Flammarion, Paris 1980.

 

  • Derrida J., Spéculer – sur Freud, in La carte postale. De Socrate à Freud et au de là, Flammarion, Paris1980; tr. it. di L. Gazziero, a cura di G. Berto, Speculare – su Freud, Raffaello Cortina Editore, Milano 2000.
  • Derrida J., Feu la cendre, Editions de Femmes, Paris1984; tr. it. di S. Agosti, testo francese a fronte, Ciò che resta del fuoco, SE, Milano 2000.

 

  • Derrida J., De l'esprit. Heidegger et la question, 1987; trad. it. di G. Zaccaria, Dello spirito. Heidegger e la questione, Feltrinelli, Milano 1989.
  • Derrida J., Le problème de la genèse dans la philosophie de Husserl, Presses Universitaires de France, Paris1990; tr. it. a cura di V. Costa, Il problema della genesi nella filosofia di Husserl, Jaca Book, Milano 1992.

 

  •  Derrida J., L’archèologie du frivole, Éditions Galilée, Paris1990; tr. it. di M. Spinella, introduzione di M. Ferraris, L’archeologia del frivolo. Saggio su Condillac, Edizioni Dedalo, Bari 1992.
  • Derrida J., Du droit à la philosophie, Éditions Galilée, Paris 1990.

 

  • Derrida J., Spectres de Marx 1993; trad. it. di G. Chiurazzi, Spettri di Marx, Cortina, Milano 1994.
  • Derrida J., Force de loi. Le Fondement mystique de l’autorité 1994; trad. it. di A. Di Natale, Forza di legge, Torino, Boringhieri 2003.

 

  • Derrida J., Mal d’archive. Une impression freudienne, Éditions Galilée, Paris1995; tr. it. di G. Scibilia, Mal d’archivio. Un’impressione freudiana, Filema, Napoli 1996.
  • Derrida J., Apories. Mourir – s’attendre aux “limites de la vérité”, Éditions Galilée, Paris1996; tr. it. a cura di G. Berto, Aporie. Morire –attendersi ai “limiti della verità”, Bompiani, Milano 1999.

 

  • Derrida J., Le droit à la philosophie du point de vue cosmopolitique, UNESCO et Éditions Verdier, Paris1997; tr. it. a cura di S. Ragazzoni, Il diritto alla filosofia dal punto di vista cosmopolitico, il melangolo, Genova 2003.
  • Derrida J. e Ferraris M., Il gusto del segreto, Laterza, Roma-Bari 1997.

 

  • Derrida J., Sur parole. Istantanés philosophiques, Éditions de l’Aube, Paris2002; tr. it. di A. Coriolato, Sulla parola. Istantanee filosofiche, nottetempo, Roma 2004.
  • Derrida J., Et cetera, Éditions de l’Herne, Paris2005 (postumo); tr. it. di T. Lo Porto, Et cetera (and so on, und so weiter, and so forth, et ainsi de suite, und so überall, etc.), Castelvecchi, Roma 2006.
  • Derrida J., L'animal que donc je suis 2006 (postumo); trad. it. di G. Dalmasso, L'animale che dunque sono, Milano, Jaka Book, 2006.

 

  • Derrida J., Maintenant l’architecture, Succession Derrida 2008 (postumo);tr. it. a cura di F. Vitale e H. Scelza, Adesso l’architettura, Libri Scheiwiller, Milano 2008.
PUBBLICATO IL : 22-05-2009

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