recensioni, segnalazioni, novita editoriali recensioni, segnalazioni, novita editoriali e-book, testi e classici dalla rete dizionario dei filosofi seminari, presentazioni,  convegni
by google
www giornale di filosofia

 

Un dopoguerra storiografico… Due, tre cose che so di lui
di Eugenio Di Rienzo

Sommario: Di Rienzo, autore del volume Un dopoguerra storiografico. Storici italiani tra guerra civile e Repubblica, risponde ai tanti che sono entrati in polemica o in colloquio con lui. Tra questi, anche a Gennaro Sasso, del quale filosofiaitaliana.it ha pubblicato il parere.
Prima pagina: Anche se con qualche comprensibile ritrosia («le moi est haïssable» diceva Buffon), mi risolvo a fare il punto sulle numerose reazioni che hanno accolto il mio volume, Un dopoguerra storiografico . Non fosse altro che per testimoniare la mia riconoscenza a coloro che hanno voluto dibattere le tesi di quel lavoro, subito dopo la sua comparsa, con interventi in presa diretta, e poi con più approfondite analisi . A tutti, ai francamente favorevoli (Giovanni Aliberti, Pietrangelo Buttafuoco, Ernesto Galli Della Loggia, Luigi Musella, Gianni Orsina, Pierluigi Battista, Paolo Simoncelli) , ai critici ma dialoganti (Giovanni Busino, Gennaro Sasso, Roberto Pertici), ai contrari, in una vasta gamma di sfumature (Angelo D’Orsi, Edoardo Tortarolo, Gianpasquale Santomassimo, ma anche Bruno Bongiovanni e Andrea Graziosi) , devo la mia gratitudine. Anche in virtù dei loro interventi, mi pare sia venuto alla luce un nodo importante del nostro dopoguerra intellettuale e cioè il rapporto tra epurazione o piuttosto mancata epurazione antifascista, trasformismo, costruzione dell’egemonia, che ha condizionato fortemente, e non certo sempre in maniera positiva, la vita culturale della Prima Repubblica, non solo nel campo degli studi storici. Mi riferisco alle modalità attraverso le quali si passò, tra 1943 e 1946, dal progetto di una rigenerazione morale della comunità intellettuale italiana, dopo l’«intervallo» costituito dai decenni del regime, ad una pratica di reclutamento del personale intellettuale fascista massicciamente praticato in primo luogo dal Pci e dalla Dc, ma da cui non furono esenti anche tutte le altre forze di democrazia laica e liberale . Negli stessi meccanismi giuridici della bonifica antifascista, a me pare, si celavano i modi di una «giustizia politica», così la definiva Croce , in cui al sacrificio di alcuni eccellenti capri espiatori (l’epurazione militare di Gentile , quella amministrativa e culturale di Volpe, di Camillo Pellizzi, di pochissimi altri) faceva riscontro il perdono di molti, e più spesso la mancanza di sanzione, di quasi tutti i colpevoli (da Ugo Spirito a Balbino Giuliano, a Francesco Ercole), egualmente o forse più compromessi con il volontario ed entusiastico sostegno al sistema di potere di Mussolini e persino, in più di un caso, con la degenerazione antisemita del regime. L’attenzione per questa tematica, ancora oggi priva di una sua precisa definizione sul piano storiografico, e che proprio per questo dovrà occupare un posto privilegiato nell’agenda di lavoro di chi vorrà ricostruire un tornante essenziale del nostro passato prossimo, ritorna anche in alcune analisi dedicate al mio volume, alle quali mi pare opportuno, qui, brevemente replicare.
Continua la lettura scaricando il testo in formato PDF
PUBBLICATO IL : 02-02-2006
@ SCRIVI A Eugenio Di Rienzo