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Gottlob Frege (1848-1925)
di Silvia Di Paolo

Friedrich Ludwig Gottlob Frege nasce l’8 novembre del 1848 a Wismar nel Mecklenburg (nella Germania del Nord) da Alexander Frege, direttore di una scuola superiore femminile, e Auguste Bialloblotzky. Frege cresce a Wismar; nel 1866 suo padre muore e la madre assume la direzione della scuola superiore. Nel 1869 consegue la maturità (Reifeprüfung) e si iscrive all'università: studia per due anni (1869-1870) a Jena, con E. Abbe (che si accorse presto del talento di Frege, al quale non farà mai mancare il proprio appoggio) e K. Fischer, e prosegue i suoi studi a Göttingen, dove segue corsi di matematica, fisica, chimica e filosofia (con  R. Lotze). Nel 1873 consegue il dottorato nella stessa università con una dissertazione intitolata Über eine geometrische Darstellung der imaginären Gebilde in der Ebene (Su una rappresentazione geometrica delle forme immaginarie nel piano) e l’anno seguente ottiene, grazie ad Abbe, la libera docenza in matematica a Jena con la dissertazione Rechnungsmethoden, die sich auf eine Erweitung des Grössenbegriffes gründen (Metodi di calcolo basati sopra un’estensione del concetto di grandezza). Frege insegnerà qui per il resto della sua carriera.
L'attività di matematico e la riflessione sulla logica intraprese da Frege si inseriscono in un periodo di importanti cambiamenti per la matematica. Da un lato, la geometria euclidea veniva confrontandosi con le geometrie non euclidee, dall'altro, nuovi studi venivano condotti sui numeri complessi, mentre Cantor elaborava la propria teoria dei numeri infiniti A ciò si deve poi aggiungere che sin dall'inizio dell'Ottocento si era posto il problema dei fondamenti della matematica, ed è proprio in quest'ultimo contesto che si situa l'opera di Frege. Questi era infatti convinto che l'edificio della matematica poggiasse su fondamenta poco sicure: i matematici si avvalevano spesso di nozioni che non erano state analizzate fino in fondo e che potevano celare contraddizioni. Una di tali nozioni era quella di numero naturale e per Frege era inammissibile che i matematici continuassero a svolgere il proprio lavoro senza disporre di una adeguata definizione di questa nozione. È proprio questo interesse per i fondamenti dell'aritmetica a dare il via alla riflessione di Frege, sebbene egli venga poi confrontandosi con temi di pertinenza della logica, della filosofia della logica e della filosofia del linguaggio.
L'obiettivo che egli si propone è infatti quello di dotare l'aritmetica di solide basi e per fare questo ritiene che si debba partire dalla logica. Frege vuole infatti mostrare che le leggi dell'aritmetica possono essere dimostrate a partire da sole leggi logiche e, a questo scopo, ha bisogno di una adeguata notazione logica. Tale notazione dovrà essere tale da consentire una adeguata formalizzazione dei passaggi di una dimostrazione, in modo da evitare che possano insinuarvisi elementi extra-logici: solo così sarà possibile dimostrare che l'aritmetica è dimostrabile a partire da soli leggi logiche. È questo il senso del cosiddetto logicismo di Frege: la riduzione dell'aritmetica alla logica.
Sono quindi queste le motivazioni che lo guidano alla composizione della sua prima opera, pubblicata nel 1879: Begriffsschrift, eine der arithmetischen nachgebildete Formelsprache des reinen Denkens (Ideografia, un linguaggio in formule del pensiero puro, a imitazione di quello aritmetico). Nell'Introduzione Frege dichiara di voler rispondere alla domanda se le verità dell'aritmetica possano essere dimostrate logicamente, ossia “fino a che punto si possa procedere nell'aritmetica in modo puramente deduttivo, basandosi solo sulle leggi del pensiero”, cioè sulle leggi della logica, oppure se la loro dimostrazione debba invece “appoggiarsi su fatti empirici”. È a questo fine che egli sviluppa la sua scrittura per concetti o ideografia, che dovrà essere tale da esprimere solo gli elementi logicamente rilevanti, spesso occultati dall'imprecisione del linguaggio ordinario. È per questo, inoltre, che Frege rifiuta il tradizionale modo di analizzare gli enunciati in termini di soggetto e predicato e propone, invece, un'analisi in termini di una parte che resta fissa, detta funzione, e una parte variabile che va a completare la prima, detta argomento. Egli ritiene infatti che un'analisi di questo tipo permetta di cogliere gli aspetti logicamente rilevanti ai fini del suo progetto, mentre la distinzione soggetto-predicato riposa spesso su considerazioni di natura extra-logica, quali per esempio le intenzioni dei parlanti.
Questa sostituzione ha importanti conseguenze, che spiegano l'importanza dell'opera di Frege nella storia della logica. Essa permette infatti a Frege di gettare le basi della moderna teoria della quantificazione. I quantificatori non sono, per Frege, che un particolare tipo di funzioni. La teoria della quantificazione da lui sviluppata consente di superare le difficoltà cui andava incontro la logica tradizionale quando si trattava di formalizzare inferenze in cui il quantificatore compariva nel predicato o in cui  si aveva a che fare con più di un quantificatore nello stesso enunciato (quantificazione multipla). La logica tradizionale, inoltre, non disponeva di una trattazione generale della quantificazione, una trattazione che spiegasse cioè l'uso dei quantificatori indipendentemente da dove occorrevano in un enunciato.
Queste innovazioni consentono a Frege di dare sistemazione assiomatica alla logica proposizionale e di realizzare una integrazione tra logica proposizionale e logica predicativa che vede la priorità di quella su quest'ultima. Mentre tradizionalmente l'enunciato veniva scomposto in soggetto e predicato e si dava priorità alla logica predicativa, Frege prende le mosse dalla logica proposizionale ed è in grado di esprimere le proposizioni categoriche in termini di quantificatore e implicazione materiale.
Nonostante queste importanti novità, la Begriffsschrift riceve ben poca attenzione. Frege scrive quindi, tra il 1879 (anno in cui viene nominato, ancora grazie ad Abbe, professore straordinario a Jena) e il 1883, una serie di articoli per chiarire meglio quelli che sono gli obiettivi e la natura del proprio lavoro: Anwendungen der Begriffsschrift (Applicazioni dell'Ideografia), Über die wissenschaftliche Berechtigung einer Begriffsschrift (La legittimità scientifica dell'Ideografia)e Über den Zweck der Begriffsschrift (Lo scopo dell'Ideografia). A questi vanno aggiunti due articoli, che Frege non riesce a far pubblicare, scritti in risposta alla recensione, negativa, di Schröder alla Begriffsschrift: Booles rechnende Logik und die Begriffsschrift (La logica calcolistica di Boole e l'ideografia) e Booles logische Formelsprache und meine Begriffsschrift (Il formulario logico di Boole e la mia ideografia). In questi articoli Frege si preoccupa di rimarcare le differenze tra la propria notazione logica e quella booleana, sottolineando la novità del proprio approccio. Un importante punto di forza della logica fregeana rispetto a quella booleana consiste proprio nell'introduzione dell'analisi in termini di funzione e argomento e nello sviluppo della teoria della quantificazione: questi elementi consentono infatti alla logica fregeana di esprimere l'articolazione del contenuto di un enunciato mentre la logica booleana, incapace di rendere conto di tale articolazione, si limitava ad esprimere i rapporti tra enunciati in termini di relazioni algebriche.
La tappa successiva del programma fregeano è la pubblicazione, nel 1884, de Die Grundlagen der Arithmetik. Eine logisch-mathematische Untersuchung über den Begriff der Zahl (I fondamenti dell’aritmetica. Un’indagine logico-matematica sul concetto di numero). Se nella sua prima opera Frege si era preoccupato di predisporre la strumentazione logica necessaria a condurre l'indagine sui fondamenti dell'aritmetica, qui, invece, entra nel vivo di tale indagine. Sin dall'inizio, si impongono all'attenzione alcuni importanti temi della riflessione fregeana: l'antipsicologismo, ossia il rifiuto di ogni commistione tra logica e aritmetica, da un lato, e psicologia, dall'altro; il carattere fondazionalista della logica fregeana, il cui compito è quello di dimostrare le proposizioni dell'aritmetica a partire da leggi logiche, centralità e necessità di una adeguata definizione di numero naturale: “dal modo di [risolvere l'esame di tale nozione] dipenderà il verdetto sulla natura delle leggi aritmetiche”. Se, infatti, si potrà fornire una definizione di numero naturale in termini puramente logici, sarà aperta la strada alla dimostrazione del carattere analitico dell'aritmetica. Una proposizione è analitica se è dimostrabile a partire da soli leggi logiche. Alla base di questo modo di esprimersi di Frege, c'è il recupero, seppure originale, delle dicotomie kantiane analitico-sintetico e a priori-a posteriori.
Operate queste chiarificazioni, Frege procede ad un esame critico delle varie posizioni sulla natura delle proposizioni dell'aritmetica e delle definizioni di numero naturale di altri autori: particolare attenzione è dedicata alle posizioni di Mill e di Kant. Dopo questa prima parte critica, Frege presenta il suo approccio. Il punto di partenza è lo studio degli enunciati in cui compaiono termini numerici in posizione predicativa. Tale scelta poggia sul cosiddetto principio del contesto, enunciato in quest'opera, secondo il quale il significato delle parole deve essere ricercato non considerandole isolatamente, bensì all'interno degli enunciati in cui occorrono. L'esame di tali enunciati porta Frege alla conclusione che i numeri sono oggetti. Differentemente dagli oggetti fisici, essi non sono spaziali e non possiamo averne esperienza attraverso i sensi. Difficilmente, inoltre, possiamo rappresentarceli. Frege non fornisce molte indicazioni su cosa voglia dire che i numeri sono oggetti; tutto ciò che ci dice è che sono autonomi, ossia che non devono essere usati come predicati, e oggettivi, ossia identici per chiunque lavori con essi.
Aver mostrato che i numeri naturali sono oggetti non significa ancora aver dato una definizione della nozione di numero naturale. Sempre in linea col principio del contesto, Frege prende di nuovo le mosse dallo studio degli enunciati in cui compaiono termini numerici. Dopo aver mostrato che i numeri sono oggetti, Frege assume come punto di partenza gli enunciati che esprimono identità numeriche, in quanto l'identità è una relazione che sussiste tra segni che stanno per oggetti: “se il segno a ha da denotare un oggetto, deve esistere qualche regola capace di farci decidere, in generale, se il segno b indichi lo stesso oggetto di a”. Nel caso dei numeri, scrive Frege, “occorre dunque che noi spieghiamo il senso della proposizione “Il numero che spetta al concetto F è identico al numero che spetta al concetto G”, cioè che traduciamo in altri termini il contenuto di questa proposizione, senza far uso delle parole “il numero che spetta al concetto F””. Procedendo su questa strada, Frege arriva a definire il numero naturale n spettante ad un concetto F come “l'estensione del concetto ʻugualmente numeroso ad Fʼ”, ossia come la classe dei concetti sotto i quali cadono n oggetti.
Dopo essersi occupato della definizione di numero naturale, Frege conclude presentando la propria posizione sulla natura delle verità dell'aritmetica: “credo di aver provato col presente scritto quanto risulti probabile che le leggi aritmetiche siano giudizi analitici e quindi a priori. L'aritmetica diverrebbe, perciò, null'altro che una logica ulteriormente sviluppata, e ogni proposizione aritmetica acquisirebbe il carattere di una legge logica, anzi di una legge dedotta”. Perché tale affermazione non rimanga solo probabile, continua Frege, si deve procedere alla dimostrazione di ogni teorema dell'aritmetica attraverso l'ideografia, al fine di mostrare, come detto, che non intervengono elementi di natura extra-logica.
Le Grundlagen non ebbero accoglienza migliore della Begriffsschrift: anche matematici come Cantor e Dedekind, che stavano conducendo studi simili, dimostrarono scarsa attenzione per il lavoro di Frege.
Negli anni immediatamente successivi (1885-1886), Frege pubblica una recensione al libro Das Prinzip der Infinitesimal-Methode und seine Geschichte (Il principio del metodo infinitesimale e la sua storia) di H. Cohen e un articolo in cui espone le proprie critiche alle teorie formaliste dell'aritmetica, Über formale Theorien der Arithmetik (Sulle teorie formaliste dell'aritmetica).
Pochi anni dopo, vengono pubblicati una serie di articoli nei quali Frege presenta alcune importanti riflessioni sulla sua filosofia del linguaggio e sulla sua logica. In questi saggi vediamo Frege affinare gli strumenti necessari alla realizzazione del suo programma. Nel 1891 compare Funktion und Begriff (Concetto e oggetto), nel quale Frege riprende e approfondisce la nozione di funzione già introdotta nella Begriffsschrift. In questo articolo, spiega che la funzione è incompleta, insatura, bisognosa di completamento. Ciò che completa la funzione è l'argomento; da tale completamento si ottiene il valore della funzione per quell'argomento. Frege richiama l'attenzione sul fatto che il termine funzione è mutuato dall'aritmetica, sebbene egli ne abbia esteso l'accezione, considerando nuovi tipi di calcolo nella formazione della funzione e nuovi tipi di argomento. Al posto di argomento, infatti, possono comparire oggetti “senza restrizione alcuna”, intendendo per oggetto “tutto quel che non è funzione, la cui espressione non reca con sé alcun posto vuoto”. Se si estende la gamma degli oggetti che possono figurare come argomenti, si estenderà anche la gamma di ciò che può ottenersi come valore della funzione. Tra gli oggetti Frege annovera anche i valori di verità (il vero e il falso). Un particolare tipo di funzione, infine, sono i concetti, che sono funzioni che hanno come valore un valore di verità.
Nel 1892 viene pubblicato Über Sinn und Bedeutung (Senso e significato). Frege prende qui le mosse da alcune difficoltà che seguono dalla nozione di contenuto concettuale. Tali difficoltà vengono superate distinguendo all'interno di tale nozione un Sinn (senso) e una Bedeutung (significato). Si tratta di nozioni che si applicano tanto ai nomi propri, quanto ai concetti (e alle funzioni), quanto agli enunciati. In questo scritto Frege si concentra su nomi propri ed enunciati. Il significato di un nome proprio (tra i nomi propri sono annoverate anche le descrizioni definite) è l'oggetto che esso designa, il senso è il modo in cui tale oggetto ci è dato. Il senso va distinto dalla rappresentazione mentale (Vorstellung): il primo è oggettivo e afferrabile da più individui, la seconda soggettiva e incomunicabile. Per quanto riguarda gli enunciati, invece, Frege spiega che il significato di un enunciato è il suo valore di verità, mentre il senso è il pensiero che esso esprime. Come nel caso del senso dei nomi propri, anche il pensiero è oggettivo: è tale oggettività che spiega perché possiamo comprendere e farci comprendere dagli altri. In una lingua logicamente perfetta, quale vuole essere la sua ideografia, ogni segno deve avere tanto un senso quanto un significato. Questo non accade invece nelle lingue naturali. L'articolo si conclude con l'applicazione della coppia Sinn-Bedeutung agli enunciati subordinati.
Nello stesso anno viene pubblicato Über Begriff und Gegenstand (Concetto e oggetto), nel quale Frege risponde ad alcune critiche mossegli dal filosofo e psicologo B. Kerry. Tali critiche ruotano intorno alla nozione di concetto: Frege riprende e approfondisce le riflessioni svolte negli articoli precedenti. A questi anni risalgono inoltre un articolo sul principio di inerzia Über das Trägheitsgesetz (Sul principio di inerzia) ed una recensione al lavoro di Cantor sui numeri transfiniti.
Nel 1893 viene pubblicato il primo volume dei Grundgesetze der Arithmetik, begriffsschriftlich abgeleitet (Principi dell'aritmetica, derivati in forma ideografia). Il libro esce in due volumi perché nessun editore accetta di pubblicarlo in un unico volume. Quest'opera costituisce un passo ulteriore del cammino iniziato con la Begriffsschrift e proseguito con le Grundlagen. Se  lì l'apparato simbolico e le dimostrazioni avevano avuto poco spazio, qui troviamo invece un uso più massiccio di simboli e dimostrazioni. Nel 1884 Frege dichiarava che l'analiticità delle proposizioni aritmetiche era ancora solo probabile. Ciò che mancava era la dimostrazione di tali verità tramite l'ideografia ed è questo che si propone di fare in questa sua nuova opera.
Nell'Introduzione Frege caratterizza le leggi logiche come le leggi più generali del pensiero, specificando che il termine legge va inteso in senso normativo e non descrittivo: le leggi della logica “prescrivono come si debba pensare ovunque, in generale, si pensi”. Esse sono inoltre caratterizzate come “leggi dell'essere vero” e non “del ritener vero”. Questi due modi di caratterizzare le leggi logiche sono tra di loro collegati e fanno tutt'uno con la critica allo psicologismo che Frege non manca di riproporre (avendo come bersaglio polemico il logico B. Erdmannn). L'essere vero è tale indipendentemente dal nostro riconoscimento, “qualcosa di oggettivo e di indipendente da chi giudica”; le leggi logiche non devono quindi occuparsi di cosa accada in un individuo quando giudica qualcosa come vero. Esse prescrivono come si debba giudicare qualora si voglia raggiungere la verità: “se una volta si è riconosciuta una legge dell'“esser vero”, si è proprio riconosciuta con ciò una legge la quale prescrive come si debba giudicare, dovunque, in qualsiasi istante, e da chiunque si giudichi”. Oltre a presentare la propria concezione della logica, Frege spiega come intende procedere: ciò a cui mira è una costruzione assiomatica dell'“edificio matematico” a partire da pochi principi indimostrabili e da “metodi di deduzione e dimostrazione” che devono essere “espressamente elencati”. La prima parte del primo volume è dunque dedicata alla presentazione dei segni primitivi, delle regole logiche di inferenza, delle definizioni e degli assiomi (gli assiomi sono principi logici. Tra questi compare il noto assioma V, che asserisce l'uguaglianza di due funzioni in termini di identità tra i rispettivi decorsi di valori). A questa prima parte segue una seconda nella quale Frege si propone di dimostrare i teoremi riguardanti i numeri naturali. Il primo volume dei Grundgesetze non contiene l'intera seconda parte; essa verrà completata nel secondo volume insieme alla terza parte, nella quale Frege si propone di sviluppare una teoria dei numeri reali.
Il primo volume dei Grundgesetze porta a Frege la nomina a professore ordinario (1896) e un fondo di ricerca da parte della fondazione Carl Zeiss. Negli anni che precedono la pubblicazione del secondo volume, Frege scrive diversi articoli e recensioni. Ricordiamo qui la recensione alla Philosophie der Arithmetik di Husserl (1894), di cui Frege critica l'impostazione psicologista, un articolo sul lavoro di Schröder, Kritische Beleuchtung einiger Punkte in E. Schröders “Vorlesungen über die Algebra der Logik” (Delucidazione critica di alcuni punti nelle “Lezioni sull'algebra della logica” di E.  Schröder) e un articolo in cui Frege mette a confronto il proprio lavoro con quello di G. Peano, Über die Begriffsschrift des Herrn Peano und meine eigene (Sull'ideografia del Signor Peano e la mia). In questi anni, inoltre, Frege inizia uno scambio epistolare con Peano, D. Hilbert, P. Jourdain e B. Russell. Peano e Russell sono tra i pochi ad apprezzare il lavoro di Frege.
Mentre il secondo volume dei Grundgesetze è in stampa, Russell comunica a Frege, in una lettera del 16 giugno del 1902, che nel suo sistema si cela una contraddizione, derivante dall'assioma V. Nel 1903 viene pubblicato il secondo volume, con un'appendice nella quale Frege dà notizia del paradosso e ne offre una possibile soluzione. Tale soluzione è tuttavia inadeguata in quanto comporta ulteriori difficoltà, di cui Frege non è inizialmente consapevole. Resosi conto, pochi anni dopo (intorno al 1906), di queste difficoltà e della conseguente impossibilità di proseguire il programma logicista, Frege rinuncia alla pubblicazione di un terzo volume dei Grundgesetze e non pubblicherà più nulla sui fondamenti dell'aritmetica. Alcuni scritti pubblicati postumi, tuttavia, mostrano il tentativo di risolvere il problema dei fondamenti dell'aritmetica appellandosi non più alla logica bensì all'intuizione a priori dello spazio e quindi alla geometria. Se fino ad ora Frege aveva ritenuto di dover tenere separate aritmetica e geometria, in quanto scienza analitica la prima e sintetica a priori la seconda, ora scrive che: “quanto più ho riflettuto su questo punto tanto più mi sono convinto che aritmetica e geometria sono cresciute dallo stesso terreno e, precisamente, dal terreno della geometria, così che tutta l'aritmetica è, propriamente, geometria”. Ciò che abbiamo di questo nuovo programma sono solo delle bozze, in quanto Frege morì prima di poterlo articolare ulteriormente.
Tra il 1903 e il 1908, Frege pubblica due articoli intitolati Über die Grundlagen der Geometrie (Sui fondamenti della geometria), in cui critica la posizione di Hilbert, e altri due articoli in cui torna a criticare le teorie formaliste dell'aritmetica, Antwort auf die Ferienplauderei des Herrn Thomae (Risposta alla “chiacchierata” del signor Thomae)e Die Unmöglichkeit der Thomaeschen formalen Arithmetik aufs Neue nachgeweisen (L'impossibilità dell'aritmetica formalista dimostrata di nuovo). Nel 1904 muore la moglie Margarete Lieseberg.
Tra il 1908 e il 1918 Frege non scrive nulla; gli scritti non pubblicati relativi a questo periodo mostrano tuttavia una permanenza del suo interesse per la logica. In questi anni Carnap segue le lezioni di Frege, sulle quali scrive: “alla fine del 1910 frequentai il corso di Frege [...], per curiosità, non sapendo nulla dell'uomo e della materia, tranne il commento di un amico che diceva che qualcuno l'aveva trovato interessante. Vi trovammo pochissimi altri studenti e Frege sembrava più vecchio dei suoi anni. Era piccolo di statura, piuttosto timido, estremamente introverso: raramente volgeva gli occhi all'uditorio e di solito vedevamo soltanto la sua schiena, mentre tracciava sulla lavagna gli strani diagrammi del suo simbolismo e li spiegava. Mai uno studente pose una questione o fece un'osservazione, né durante né dopo la lezione; sembrava fosse esclusa la possibilità di una discussione” (La filosofia di Rudolf Carnap, a cura di P. A. Schlipp, Il Saggiatore, Milano, 1974, p. 5). Viene inoltre contattato da Wittgenstein, che nella Prefazione del Tractatus dichiara il proprio debito verso il pensiero di Frege: “io devo alle grandiose opere di Frege ed ai lavori del mio amico Bertrand Russell gran parte dello stimolo ai miei pensieri” (L. Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus e Quaderni 1914-1916, Einaudi, Torino, 1998, p. 23).
Nel 1917 Frege torna nella sua città natale e l'anno successivo viene nominato professore emerito.
Tra il 1918 e il 1925 vengono pubblicati tre saggi in cui Frege si occupa di problemi di filosofia del linguaggio e filosofia della logica: Der Gedanke. Eine logische Untersuchung (Il pensiero. Una ricerca logica), Die Verneinung. Eine logische Untersuchung (La negazione. Una ricerca logica) e Logische Untersuchungen. Dritten Teil: Gedankengefüge (Ricerche logiche. Terza parte: la connessione dei pensieri). In questi scritti Frege indaga più a fondo sulla natura dei pensieri, preoccupandosi di distinguerli dalle rappresentazioni. È qui che Frege scrive che si deve riconoscere un “terzo regno” in cui vanno collocati i pensieri: come le rappresentazioni, i pensieri non sono percepibili tramite i sensi; differentemente da esse, e analogamente agli oggetti del mondo esterno, esse non hanno bisogno di un portatore per esistere. Un pensiero è qualcosa di assolutamente oggettivo, eterno, immutabile e non attuale (non interviene, cioè, in relazioni causali): non viene creato né modificato da chi lo afferra, bensì viene scoperto. Frege esamina poi i pensieri falsi, spiegando che l'essere di un pensiero non consiste nel suo esser vero, bensì “nel fatto che il pensiero può essere afferrato come uno e un medesimo da parte di diversi pensanti”. Si interroga inoltre sulla negazione e su come vada intesa la distinzione tra giudizi affermativi e giudizi negativi. Infine, indaga i modi in cui possono essere connessi più pensieri a formare un unico pensiero complesso.
Il 26 luglio del 1925 Frege muore a Bad Kleinen (a sud di Wismar) e viene seppellito a Wismar. Lascia i suoi scritti inediti al figlio adottivo, al quale scrive: “non disprezzare queste riflessioni che ho annotato. Anche se non è tutto oro, c'è dell'oro in esse. Io credo che vi siano cose qui che un giorno saranno tenute in una considerazione molto più alta di quanto lo siano adesso. Abbi cura che nulla vada perduto […] È una considerevole parte di me quella che qui ti lascio in eredità” (cit. in A. Kenny, Frege. Un'introduzione, Einaudi, Torino, 2003, p. 13).

Opere di Frege

Non esiste una raccolta delle opere di Frege. Riportiamo qui quelle principali.

Begriffsschrift, eine der arithmetischen nachgebildete Formelsprache des reinen Denkens, L. Nebert, Halle, 1879.
Anwendungen der Begriffsschrift, in Jenaische Zeitschrift für Naturwissenschaft , XIII, 1879, Suppl. II, pp. 29-33.
Über die wissenschaftliche Berechtigung einer Begriffsschrift, in Zeitschrift für Philosophie und philosophische Kritik, LXXXI, 1882, pp. 48-56.
Über den Zweck der Begriffsschrift, in Jenaische Zeitschrift für Naturwissenschaft, XVI, 1883, Suppl., pp. 1-10.
Die Grundlagen der Arithmetik. Eine logisch-mathematische Untersuchung über den Begriff der Zahl, W. Koebner, Breslau, 1884.
Recensione di H. Cohen, Das Prinzip der Infinitesimal-Methode und seine Geschichte, in  Zeitschrift für Philosophie und philosophische Kritik, LXXXVII, 1885, pp. 324-329.
Über formale Theorien der Arithmetik, in Jenaische Zeitschrift für Naturwissenschaft, XIX, 1886, pp. 94-104.
Funktion und Begriff, H. Pole, Jena, 1891.
Über das Trägheitsgesetz, in Zeitschrift für Philosophie und philosophische Kritik, XCVIII, 1891, pp. 145-61.
Über Sinn und Bedeutung, in Zeitschrift für Philosophie und philosophische Kritik, C, 1892, pp. 25-50.
Über Begriff und Gegenstand, in Vierteljahrsschrift für wissenschaftliche Philosophie, XVI, 1892, pp. 192-205.
Recensione di G. Cantor, Zur Lehre von Transfiniten, in Zeitschrift für Philosophie und philosophische Kritik, C, 1892, pp. 269-72.
Grundgesetze der Arithmetik, begriffsschriftlich abgeleitet, vol. I, H. Pole, Jena, 1893 .
Recensione di E. Husserl, Philosophie der Arithmetik, I, in Zeitschrift für Philosophie und philosophische Kritik, CII, 1894, pp. 312-32.
Le nombre entier, in Revue de Métaphysique et de Moral, III, 1895, pp.73-78.
Kritische Beleuchtung einer Punkte in E. Schröders “Vorlesungen über die Algebra der Logik”, in Archiv für systematische Philosophie, I, 1895, pp. 433-56.
Lettera del sig. G. Frege all'editore, Revue de Mathématiques, VI, 1896-99, pp. 53-59.
Über die Begriffsschrift des Herrn Peano und meine eigene, in Berichte über die Über die Verhandlungen der Königlich Sächsischen Gesellschaft der Wissenschaften zu Leipzig. Matematische-Physische Klasse, XLVIII, 1897, pp. 361-78.
Über die Zahlen des Herrn H. Schubert, H. Pohle, Jena, 1899.
Grundgesetze der Arithmetik, begriffsschriftlich abgeleitet, vol. II, H. Pole, Jena, 1903.
Über die Grundlagen der Geometrie, in Jahresbericht der Deutschen Mathematiker-Vereinigung, XII, 1903, pp. 319-24
Über die Grundlagen der Geometrie, in Jahresbericht der Deutschen Mathematiker-Vereinigung, XII, 1903, pp. 368-75.
Was ist eine Funktion?, in Festschrift für Ludwig Boltzmann, J. A. Barth, Leipzig, 1904, pp. 656-66.
Antwort auf die Ferienplauderei des Herrn Thomae, in Jahresbericht der Deutschen Mathematiker-Vereinigung, XV, 1906, pp. 586-90.
Die Unmöglichkeit der Thomaeschen formalen Arithmetik aufs Neue nachgeweisen, Jahresbericht der Deutschen Mathematiker-Vereinigung, XVII, 1908, pp. 52-55.
Der Gedanke. Eine logische Untersuchung, Beiträge zur Philosophie des Deutschen Idealismus, I, 1918-1919, pp. 143-57.
Die Verneinung. Eine logische Untersuchung, in Beiträge zur Philosophie des Deutschen Idealismus, I, 1918-1919, pp. 143-157.
Logische Untersuchungen. Dritten Teil: Gedankengefüge, in Beiträge zur Philosophie des Deutschen Idealismus, III, 1923-26, pp. 36-51.
Funktion, Begriff, Bedeutung. Fünf logische Studien, Vandenhoeck & Ruprecht, Göttingen, 1962.
Begriffsschrift und andere Aufsätze, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt, e G. Olms, Hildesheim, 1964.
Logische untersuchungen, Vandenhoeck & Ruprecht, Göttingen, 1966.
Kleine Schriften, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt, e G. Olms,Hildesheim,1967.
Nachgelassene Schriften, Feliz Meiner, Hamburg, 1969, 1983.
Wissenschaftliche Briefwechsel, Felix Meiner, Hamburg, 1976.

Traduzioni italiane

Aritmetica e logica, a cura di L. Geymonat, Einaudi, Torino, 1948.
Logica e aritmetica, a cura di C. Mangione, Boringhieri, Torino, 1965.
Ricerche logiche, a cura di C. Lazzerini, Calderini, Bologna, 1970.
La struttura logica del linguaggio, a cura di A. Bonomi, Bompiani, Milano, 1973.
Alle origini della nuova logica, Boringhieri, Torino, 1983.
Scritti postumi, a cura di E. Picardi, Bibliopolis, Napoli, 1986.
Ricerche logiche, a cura di M. Di Francesco, Guerini e Associati, Milano, 1988.
Gottlob Frege, lettere a Wittgenstein, a cura di C. Penco, in Epistemologia, XII, 1989, pp. 331-352.
Leggi fondamentali dell'aritmetica, a cura di C. Cellucci, Teknos, Roma, 1995.

Senso, funzione e concetto: scritti filosofici 1891-1897, a cura di C. Penco e E. Picardi, Laterza, Roma-Bari, 2001, 2003, 2005, 2007.
PUBBLICATO IL : 21-05-2009
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